giovedì 13 settembre 2012

L'importante è partire

Adesso so come si deve essere sentito l'Universo prima del big bang: davanti a un foglio bianco con l'ansia da prestazione. Il desiderio di viaggiare mi è occorso dopo le seguenti fasi:
-voglio una crisi che mi fonda il cervello e uno psicoterapeuta mago che mi dica chi sono;
-voglio leggere i libri degli Iniziati come si fa con i libri delle ricette;
-voglio incontrare un pazzo furioso che mi minacci con una motosega;
-voglio costringere perfetti sconosciuti a sacrificarsi per una causa in cui non credono.
In fin dei conti non c'è niente di più affascinante di vedere il proprio passato in una telenovela messicana di serie b. L'ozio e la pigrizia nel bel mezzo di una realtà sconosciuta, almeno fino a ieri. Viaggiare è sicuramente un modo per mandare a fanculo tutti, anche se stessi. Perchè il se stesso si nutre di facce conosciute, ambizioni condivise, strade risapute, facce usurate. Non chiede nient'altro che fottersi l'abitudine. Siamo come siamo perchè così cresciamo. Vogliamo che ci leggano, vogliamo che ci scrivano, vogliamo che ci notino. Vogliamo che ci apprezzino. Vogliamo che ci capiscano. Ecco, viaggiando mandiamo a fanculo tutti questi meccanismi, per incorporarli e tornare ad esprimerli in un'altra forma.
Prima di andarmene hanno vaticinato il mio futuro quelli che la sanno lunga, dicendo che alla fine mi sarei accorto che non stavo cercando nient'altro che me stesso. Ecco viaggiare è esattamente qualcosa che queste persone non capiscono, sono troppo impegnate ad auto-analizzarsi e  evolvere per comprendere la furia beffarda dei kilometri perscorsi senza aspettative. Camminare per consumare scarpe.
Ci sono tanti modi per conoscersi è viaggiare non è assolutamente uno di questi. E' un modo per disconoscersi, smarrirsi, perdersi, dimenticarsi di se stessi. Chissà si arrivi all'estasi per il cammino opposto.

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